Matematica · 5ª superiore
Equazioni differenziali: come si fa, formule ed esempio svolto
Qui trovi la spiegazione, le formule che servono e un esempio svolto. Quando hai capito, fai un esercizio vero con il tutor di Atlante: ti fa la domanda giusta finché ci arrivi tu, e se sbagli ti dice dove, non cosa scrivere.
Da dove si parte
Che cos'è un'equazione differenziale
Un'equazione differenziale è un'equazione in cui l'incognita non è un numero ma una funzione, e nell'equazione compaiono le sue derivate. È il linguaggio con cui la natura descrive il cambiamento: di un fenomeno quasi sempre sappiamo come varia, non quanto vale.
Finora le equazioni avevano per incognita un numero: chiede «quale numero?». Un'equazione differenziale cambia domanda: l'incognita è una funzione e nell'equazione compaiono le sue derivate. chiede «quale funzione ha derivata doppia di sé stessa?».
Perché la natura parla così. Di un fenomeno raramente conosciamo la legge ; conosciamo invece come cambia istante per istante, e il cambiamento dipende dallo stato attuale. Una colonia di batteri cresce tanto più in fretta quanti più batteri ci sono: . Un caffè si raffredda tanto più in fretta quanto è più caldo dell'aria: . La velocità di variazione è scritta in funzione dello stato: questa è un'equazione differenziale. Risolverla vuol dire ricostruire la storia intera a partire dalla regola locale.
Ordine. È l'ordine della derivata più alta. è del primo ordine; (l'oscillatore della sezione 4) è del secondo. L'ordine conta perché dice quante costanti libere avrà la soluzione.
Soluzione generale e particolare. Risolvere non dà una funzione sola ma una famiglia: per ogni reale. Verifica per sostituzione: , vero qualunque sia . La famiglia è la soluzione generale; fissare dà una soluzione particolare. Regola: una costante per ogni ordine, perché ogni derivata cancella una costante e per risalire si integra una volta per ordine.
Problema di Cauchy. Per scegliere la curva giusta servono le condizioni iniziali: per il primo ordine basta ; per il secondo ne servono due, di solito posizione e velocità iniziali, e . Ha senso fisico: la traiettoria di un sasso dipende da dove lo lancio e con quale velocità. Con e : , quindi .
Il caso più semplice: . Se la derivata dipende solo da , l'equazione è una richiesta di primitiva:
Tutte le primitive, non una sola: ecco di nuovo la costante. L'integrale indefinito è la prima equazione differenziale che hai risolto senza saperlo.
Campo di direzioni. Un'equazione si può vedere prima di risolverla: in ogni punto del piano assegna una pendenza . Disegna in ogni punto un segmentino con quella pendenza: è il campo di direzioni. Le soluzioni sono le curve che in ogni punto seguono le frecce. Per le frecce sono orizzontali sull'asse e sempre più ripide allontanandosi: le esponenziali le seguono.
Esistenza e unicità. Se è abbastanza regolare, per ogni punto passa una e una sola soluzione. Due soluzioni non si incrociano mai: nel punto di incrocio l'equazione dovrebbe dare due pendenze diverse, impossibile. È questo che rende il problema di Cauchy ben posto: la condizione iniziale determina tutto il futuro.
Le formule che servono
Un esempio svolto
Esercizio Risolvi il problema di Cauchy con e : trova la soluzione generale, poi quella particolare, e verificala derivando.
- Cerco soluzioni del tipo : sostituendo e dividendo per ottengo l'equazione caratteristica , con : , .
- Due radici reali distinte, quindi la soluzione generale è , con derivata .
- Impongo le condizioni iniziali in : e .
- Dalla prima ; nella seconda: , cioè , quindi e .
- Soluzione particolare: .
Risultato . Verifica: , , quindi ; inoltre e . Tutto torna.
Nell’app l’esempio lo svolgi tu: il tutor controlla ogni passo e, se sbagli, ti dice dove.
Gli errori tipici
- Credere che la soluzione sia un numero. In realtà è una funzione , e la verifica si fa derivando e sostituendo nell'equazione.
- Credere che e siano numeri da spostare a piacere. In realtà separare è la regola della catena travestita: usala sapendo perché.
- Credere che «lineare» riguardi la . In realtà riguarda e : è lineare, no, e nemmeno .
- Credere che con basti . In realtà servono due costanti, e va bene: .
- Tradurre «si raffredda in proporzione alla temperatura» con . In realtà la proporzionalità è allo scarto dall'ambiente, : altrimenti il modello manda il caffè a °C, in una stanza che sta a 20 °C.
- Credere che abbia una sola soluzione. In realtà ne ha infinite, : serve la condizione iniziale per sceglierne una.
- Credere che dividere per sia sempre lecito. In realtà dove si perdono le soluzioni costanti, spesso proprio gli equilibri.
- Credere che nel fattore integrante serva la costante, . In realtà si semplifica: la compare solo dopo l'integrazione.
Come lo insegna Atlante
Nell’app la teoria di equazioni differenziali è divisa in 5 sezioni, con un grafico interattivo da muovere. Ogni passaggio si può chiedere al tutor, che spiega il perché prima del come.
- Che cos'è un'equazione differenzialeL'incognita è una funzione che compare con le sue derivate: serve perché le leggi della natura dicono come una grandezza cambia, non quanto vale.
- Variabili separabili e modelli di crescitaSe la derivata è il prodotto di una funzione di e una di , l'equazione si smonta: tutto ciò che riguarda da una parte, tutto ciò che riguarda dall'altra, e si integra. È il metodo dietro crescita esponenziale, decadimento radioattivo, raffreddamento e popolazioni che si saturano.
- Equazioni lineari del primo ordineUn'equazione è lineare del primo ordine se e compaiono «al primo grado»: . Spesso non è separabile, ma un trucco la risolve sempre: moltiplicarla per un fattore che rende il primo membro la derivata di un prodotto. È l'equazione del circuito RC e del paracadutista.
- Secondo ordine a coefficienti costanti e la legge di NewtonLa legge di Newton è un'equazione del secondo ordine: lega l'accelerazione alla posizione. Per il tentativo giusto è , che la trasforma in un'equazione di secondo grado. Da lì escono il moto uniformemente accelerato, l'oscillatore armonico e le oscillazioni smorzate.
- Dal fenomeno all'equazione: modellizzareNelle sezioni precedenti l'equazione ti è sempre arrivata già scritta: il tuo lavoro era risolverla. Fuori dall'esercizio non funziona così. Hai una frase in italiano — «i contagi crescono in proporzione a quanti sono già malati» — oppure una tabella di misure, e l'equazione devi produrla tu. Questa sezione riguarda quel passaggio e la domanda che viene subito dopo: fino a che punto ci si può fidare dell'equazione che hai scritto.
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