Matematica · 5ª superiore
Distribuzioni di probabilità: come si fa, formule ed esempio svolto
Qui trovi la spiegazione, le formule che servono e un esempio svolto. Quando hai capito, fai un esercizio vero con il tutor di Atlante: ti fa la domanda giusta finché ci arrivi tu, e se sbagli ti dice dove, non cosa scrivere.
Da dove si parte
Variabili aleatorie discrete: distribuzione, media, varianza
Una variabile aleatoria trasforma un esperimento in numeri: a ogni esito associa un valore. Qui impari a descriverla con la distribuzione, a riassumerla con media e varianza e a capire perché la «speranza matematica» dice chi vince davvero, a lungo andare, in una lotteria o al casinò.
Lancia due dadi e guarda la somma. L'esito dell'esperimento è una coppia come , ma ciò che ti interessa è un numero: 8. Una variabile aleatoria è esattamente questo: una regola che associa un numero a ogni esito. La indichiamo con : prima del lancio non sappiamo quale valore prenderà, ma sappiamo con quale probabilità prende ciascuno.
La distribuzione di probabilità è la tabella che elenca i valori possibili con le rispettive probabilità . Per la somma di due dadi i valori vanno da 2 a 12: , , . Due controlli: ogni e , perché qualche valore deve uscire per forza. La funzione di ripartizione accumula queste probabilità: è una scala che sale da 0 a 1 e risponde a domande come «qual è la probabilità di fare al massimo 4?» ().
Ora il cuore: valore atteso o media . Perché proprio questa formula? Immagina di ripetere il lancio volte, con enorme. Il valore esce circa volte, perché le frequenze relative si avvicinano alle probabilità. La media aritmetica dei risultati è allora . Quindi è la media pesata a lungo andare: non è il valore «che ti aspetti al prossimo lancio», ma ciò a cui tende la media di molte ripetizioni.
La media da sola nasconde troppo: due lotterie possono avere la stessa e rischi completamente diversi. La varianza misura quanto i valori si disperdono attorno alla media:
Si eleva al quadrato perché gli scarti pesati con le sommano sempre a 0: i positivi cancellano i negativi. La seconda forma si ottiene sviluppando il quadrato ed è più comoda nei conti. La deviazione standard riporta la misura nell'unità di : è «di quanto si allontana tipicamente» dalla media.
Due proprietà da capire, non da imparare: e . Aggiungere sposta tutti i valori in blocco: la media si sposta, ma le distanze reciproche no, quindi la dispersione resta identica. Moltiplicare per dilata gli scarti di , e i loro quadrati di . Con due variabili, la media della somma è sempre la somma delle medie, ; per la varianza vale se e sono indipendenti: se fossero legate la formula in generale non vale più (ad esempio con la dispersione crescerebbe di più).
Applicazione: un gioco è equo quando il guadagno netto ha valore atteso zero. Nei giochi d'azzardo la speranza matematica del giocatore è sempre negativa: ogni euro puntato alla roulette europea «rende» in media circa euro, perché lo zero sbilancia le probabilità a favore del banco. Nessuna strategia cambia : cambia solo la varianza, cioè quanto in fretta perdi.
Le formule che servono
Un esempio svolto
Esercizio Un test ha 10 domande a risposta multipla con 5 opzioni ciascuna. Uno studente risponde a caso. Qual è la probabilità che indovini almeno 2 risposte? Calcola anche media e deviazione standard.
- Modello: 10 prove indipendenti, ciascuna con successo e : . La domanda è .
- Complementare: , due termini invece di nove.
- .
- .
- .
- Media risposte giuste; varianza , quindi .
Risultato (circa il 62 %); , .
Nell’app l’esempio lo svolgi tu: il tutor controlla ogni passo e, se sbagli, ti dice dove.
Gli errori tipici
- Credere che sia il valore più probabile. In realtà è la media a lungo andare: per un dado vale 3,5, un numero che non esce mai.
- Credere che bastino due esiti per la binomiale. In realtà servono prove indipendenti e costante: senza reimmissione è ipergeometrica.
- Credere che λ resti lo stesso qualunque sia l'intervallo. In realtà λ è una media per unità di tempo: in 2 ore diventa 2λ, in mezz'ora λ/2.
- Credere che P(X = 175) sia la densità f(175). In realtà per una variabile continua ogni singolo punto ha probabilità 0: conta solo l'area.
- Credere che la varianza abbia la stessa unità di . In realtà è al quadrato: per confrontarla con i valori usa .
- Credere che . In realtà quella è la probabilità di UNA sequenza: va moltiplicata per le sequenze.
- Credere che «almeno 1» si calcoli sommando P(1)+P(2)+… In realtà la somma è infinita: usa il complementare, 1 − P(X=0) = 1 − e^(−λ).
- Credere che la tavola dia P(Z ≥ z). In realtà Φ(z) è l'area a SINISTRA di z: per la coda destra serve 1 − Φ(z), per z negativi la simmetria.
Come lo insegna Atlante
Nell’app la teoria di distribuzioni di probabilità è divisa in 4 sezioni, con un grafico interattivo da muovere. Ogni passaggio si può chiedere al tutor, che spiega il perché prima del come.
- Variabili aleatorie discrete: distribuzione, media, varianzaUna variabile aleatoria traduce un esperimento in numeri: la distribuzione dice quanto pesa ogni valore, media e varianza dicono dove sta e quanto oscilla.
- Schema di Bernoulli e distribuzione binomialeTiri una moneta dieci volte: quante teste? Lo schema di Bernoulli descrive ogni esperimento fatto di prove indipendenti con due soli esiti, e la distribuzione binomiale dice con quale probabilità ottieni esattamente successi su . Qui capisci da dove nasce la formula, invece di impararla a memoria.
- La distribuzione di Poisson: gli eventi rariQuante telefonate arrivano a un centralino in un'ora? Quanti refusi ci sono in una pagina? Sono eventi rari e indipendenti, che capitano «a caso» con un ritmo medio. La distribuzione di Poisson li descrive con un solo numero, λ, e nasce dalla binomiale quando le prove sono tantissime e ogni successo è improbabile.
- Variabili continue e distribuzione normaleUn'altezza, un errore di misura, il peso di una confezione: sono variabili che possono assumere qualsiasi valore in un intervallo, non solo numeri interi. Per loro la probabilità non è una somma ma un'area sotto una curva. La più importante è la campana di Gauss: bastano centro e larghezza per rispondere a quasi tutto.
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