Matematica · 3ª superiore
Statistica: spiegazione, formule ed esempio svolto
Qui trovi la spiegazione, le formule che servono e un esempio svolto. Quando hai capito, fai un esercizio vero con il tutor di Atlante: ti fa la domanda giusta finché ci arrivi tu, e se sbagli ti dice dove, non cosa scrivere.
Da dove si parte
Dati e distribuzioni di frequenza
Prima di calcolare qualsiasi indice, dobbiamo capire da dove partono i conti. La statistica nasce da una domanda semplice: di fronte a una montagna di osservazioni, come le mettiamo in ordine per poterle leggere? La risposta è la distribuzione di frequenza. È il primo, vero gesto statistico: smettere di guardare i dati uno per uno e cominciare a contarli per gruppi.
Immagina di intervistare tutta la classe e di annotare, per ognuno, il colore degli occhi e l'altezza in centimetri. Quello che stai osservando si chiama carattere (il colore, l'altezza), mentre i valori concreti che ogni persona presenta sono le modalità (azzurro, castano, oppure , ...).
Qui nasce una distinzione che conviene tenere a mente fin da subito. Alcuni caratteri sono qualitativi: descrivono una qualità, come il colore degli occhi o lo sport preferito, e le loro modalità sono categorie, non numeri. Altri sono quantitativi: si misurano con un numero, come l'altezza o il numero di fratelli. Questa differenza non è un capriccio: deciderà quali indici avranno senso più avanti. Su un colore non si può fare una media; su un'altezza sì.
Una volta raccolti i dati, l'elenco grezzo è quasi inutile: settanta numeri in fila non dicono niente. Il passaggio chiave è contare. La frequenza assoluta di una modalità è semplicemente quante volte quella modalità compare. È il conteggio più onesto possibile.
Ma l'assoluto, da solo, inganna. Sapere che studenti hanno gli occhi azzurri significa poco se non so se la classe è di o di persone. Per questo introduciamo la frequenza relativa: il rapporto tra la frequenza assoluta e il totale delle osservazioni. È un numero tra e che risponde alla domanda che peso ha questa modalità sul totale?. Moltiplicandola per otteniamo la frequenza percentuale, che è solo la stessa informazione vestita in modo più familiare.
La proprietà più bella delle frequenze relative è che la loro somma fa sempre (e quella delle percentuali fa ). Non è una coincidenza: stiamo dividendo una torta intera in fette, e le fette, rimesse insieme, ricostruiscono per forza la torta.
C'è poi un'ultima idea, sottile ma potentissima, che ha senso solo quando le modalità sono ordinabili (numeri, oppure categorie con un ordine naturale come i voti). È la frequenza cumulata: per ogni modalità non conto solo quante osservazioni la presentano, ma quante ne presentano una uguale o minore. La cumulata risponde a domande del tipo quanti studenti hanno preso al massimo ?. È una frequenza che si accumula scorrendo l'elenco ordinato dal basso verso l'alto.
Ma attenzione: di cumulata ne esistono due versioni, e confonderle è un classico. La cumulata assoluta somma le frequenze assolute: parte dal primo conteggio e cresce fino a raggiungere , il totale delle osservazioni, sull'ultima modalità. La cumulata relativa somma invece le frequenze relative: cresce nello stesso modo, ma raggiunge (cioè il ) sull'ultima modalità. Sono la stessa idea misurata su due righelli diversi — uno conta teste, l'altro conta proporzioni — e infatti . Tieni ferma la distinzione: una arriva a , l'altra arriva a .
Proprio questa idea ci regalerà, quasi gratis, la mediana. La cumulata relativa ci dice, per ogni valore, quale frazione di dati gli sta sotto o pari: il primo valore in cui la cumulata raggiunge o supera è esattamente quello che lascia metà dei dati alle proprie spalle. Lo vedremo all'opera nel prossimo step, quando cercheremo il centro della distribuzione.
Le formule che servono
Un esempio svolto
Esercizio In una classe di 10 studenti i voti ottenuti in un compito di matematica sono: . Calcola la media, la mediana e la deviazione standard dei voti.
- Calcolo la media: .
- Calcolo la mediana: i dati sono già ordinati e è pari, quindi la mediana è la media dei due valori centrali (5° e 6° posto), entrambi : .
- Calcolo gli scarti dalla media al quadrato e li sommo: .
- Calcolo la varianza: .
- Calcolo la deviazione standard: .
Risultato Media ; mediana ; varianza ; deviazione standard .
Nell’app l’esempio lo svolgi tu: il tutor controlla ogni passo e, se sbagli, ti dice dove.
Gli errori tipici
- Confondere frequenza assoluta e relativa: l'assoluta è un conteggio (un numero intero), la relativa è una proporzione tra e . Numeri assoluti di gruppi diversi non sono confrontabili se i totali sono diversi.
- Trattare la media come "il valore di mezzo": è il baricentro, non la mediana. Coincidono solo in distribuzioni simmetriche.
- Confondere varianza e scarto quadratico medio: la varianza è in unità al quadrato (), lo scarto è la sua radice () e torna nelle unità dei dati. Confrontare uno con una varianza è confrontare mele con metri quadrati.
- Scambiare correlazione per causazione: un alto dice che due variabili variano insieme, non che una sia causa dell'altra. Potrebbe esserci una terza variabile nascosta.
- Confondere la cumulata assoluta (sale fino a ) con quella relativa (sale fino a ): sono la stessa idea su scale diverse, legate da . Aspettarsi che una cumulata relativa arrivi a (o un'assoluta a ) è un errore di scala.
- Sbagliare la mediana con pari: non esiste un unico dato centrale, vanno presi i due centrali e fatta la loro media. Prenderne uno solo è l'errore più comune.
- Fidarsi solo del campo di variazione: guarda soltanto i due estremi e un singolo valore anomalo lo gonfia, mentre varianza e pesano tutti i dati.
- Leggere un come "nessun legame": esclude solo il legame lineare. Due variabili legate da una curva possono avere vicino a zero pur essendo fortemente dipendenti.
Come lo insegna Atlante
Nell’app la teoria di statistica è divisa in 4 sezioni, con un grafico interattivo da muovere. Ogni passaggio si può chiedere al tutor, che spiega il perché prima del come.
- Dati e distribuzioni di frequenzaUn carattere è ciò che osserviamo, le modalità sono i valori che assume. Le frequenze (assolute, relative, percentuali e cumulate) ci dicono quante volte ogni modalità compare, trasformando un elenco disordinato in una distribuzione leggibile.
- Gli indici di posizioneDopo aver organizzato i dati, vogliamo riassumerli in un solo numero: un valore che rappresenti l'intera distribuzione, attorno al quale i dati si raccolgono. Questi numeri si chiamano indici di posizione (o di tendenza centrale). Ma attenzione: non esiste il valore centrale. Esistono tre diverse idee di centro, e capire quando usare l'una o l'altra è uno dei punti più maturi di tutta la statistica.
- Gli indici di variabilitàDue classi possono avere la stessa media in un compito — diciamo — e ciononostante essere completamente diverse. In una, quasi tutti hanno preso . Nell'altra, metà ha preso e metà . La media non distingue questi due mondi. Per coglierne la differenza serve una seconda famiglia di indici, che misura non il centro ma la dispersione: quanto i dati si allontanano dal valore tipico.
- Il legame tra due variabiliFinora abbiamo riassunto una variabile alla volta. Ma le domande più interessanti riguardano coppie di caratteri misurati sugli stessi individui: chi studia di più prende voti più alti? all'aumentare dell'altezza aumenta il peso? Qui non basta più un centro e una dispersione: serve un linguaggio per descrivere come due grandezze variano insieme.
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