Matematica · 3ª superiore
Disequazioni avanzate: come si fa, formule ed esempio svolto
Qui trovi la spiegazione, le formule che servono e un esempio svolto. Quando hai capito, fai un esercizio vero con il tutor di Atlante: ti fa la domanda giusta finché ci arrivi tu, e se sbagli ti dice dove, non cosa scrivere.
Da dove si parte
Programmazione lineare: il meglio dentro i vincoli
Fin qui una disequazione ti ha dato un intervallo sulla retta dei numeri: un insieme di valori accettabili per una sola incognita. Ora le incognite diventano due, perché due sono le cose da decidere: quanti pezzi del primo prodotto e quanti del secondo. L'insieme delle scelte ammesse smette di essere un intervallo e diventa una regione del piano, e la domanda cambia natura: non «quali scelte sono possibili», ma «fra quelle possibili, qual è la migliore».
Da dove nasce. Un laboratorio ha a disposizione ore di montaggio e ore di verniciatura alla settimana, e due prodotti che se le mangiano in proporzioni diverse. Quanti pezzi dell'uno e quanti dell'altro conviene fare? Nessuna equazione risponde a questa domanda. Un'equazione chiede quali valori rendono vera un'uguaglianza; qui la domanda è un'altra: fra tutte le scelte possibili, qual è la migliore? È un problema di ottimizzazione, ed è uno dei pochi che sai risolvere fino in fondo senza derivate, con la sola geometria delle disequazioni. Si chiama programmazione lineare — «lineare» perché vincoli e obiettivo sono di primo grado, «programmazione» nel senso di pianificazione — ed è il mattone elementare della ricerca operativa.
Prima cosa: una disequazione in due incognite è un semipiano. Prendi . L'uguaglianza è una retta. Ora guarda l'espressione : sulla retta vale zero, e per cambiare segno deve per forza passare da zero, cioè attraversare la retta. Quindi la retta taglia il piano in due semipiani, e dentro ciascuno il segno di è costante: o tutti i punti soddisfano la disequazione, o nessuno. Da qui il modo onesto di decidere quale dei due serve, il test del punto: scegli un punto fuori dalla retta (l'origine, quando non ci passa), sostituisci e guarda se la disuguaglianza è vera. Se lo è, il semipiano buono è quello che contiene il punto; altrimenti è l'altro. Diffida della regoletta « vuol dire sopra»: vale solo dopo aver isolato con coefficiente positivo, e se moltiplichi per un numero negativo il verso si rovescia.
Il sistema disegna la regione ammissibile. Ogni vincolo del problema è una disequazione, quindi un semipiano; metterli a sistema vuol dire intersecarli. L'intersezione si chiama regione ammissibile: l'insieme di tutte e sole le scelte che rispettano contemporaneamente ogni vincolo. Il modello generale è questo, con la funzione obiettivo a fianco:
La regione può presentarsi in tre modi: un poligono convesso (il caso tipico delle risorse limitate, vincoli più e ), una regione illimitata (tipica dei vincoli , cioè «almeno tanto»), oppure l'insieme vuoto, e allora il problema è impossibile perché le richieste si contraddicono. La parola convessa non è decorativa: dice che, presi due punti ammissibili, tutto il segmento che li unisce è ammissibile. È vero perché ogni semipiano ha questa proprietà e l'intersezione la eredita, ed è proprio questa convessità che, fra poco, impedirà all'ottimo di nascondersi in mezzo alla regione.
La funzione obiettivo e le sue rette di livello. La grandezza da rendere massima o minima (guadagno, costo, tempo) si scrive . Il passo decisivo è smettere di pensarla come un numero da calcolare punto per punto e cominciare a leggerla per livelli: fissa un valore e chiediti dove vale esattamente . La risposta è la retta , e al variare di tutte queste rette hanno lo stesso coefficiente angolare (se sono rette verticali, e restano parallele): sono parallele, un fascio improprio. Cambiare non ruota la retta, la trasla. È la mappa con le curve di livello: ogni retta è una quota, e per sapere da che parte si sale basta disegnarne due, per esempio e , e guardare come si spostano.
Il teorema fondamentale. Massimizzare significa allora spingere la retta di livello, parallelamente a sé stessa, nella direzione in cui cresce, e fermarsi un istante prima di staccarsi dalla regione. Dove avviene l'ultimo contatto? Non in un punto interno (salvo il caso senza interesse in cui è costante ovunque): attorno a un punto interno c'è regione in ogni direzione, quindi puoi sempre spostarti un po' da quella in cui cresce e fare meglio. E nemmeno dentro un lato, a meno che la retta di livello sia parallela proprio a quel lato. Resta il vertice. L'enunciato è questo: se la regione ammissibile non è vuota e l'ottimo cercato esiste, esso è assunto in almeno un vertice; l'esistenza è garantita quando la regione è un poligono — non vuota, limitata e chiusa, com'è sempre con vincoli e e mai con disuguaglianze strette — e in quel caso ha sia massimo sia minimo; se l'ottimo è assunto in due vertici adiacenti, allora è assunto in tutti i punti del lato che li unisce — infinite scelte ottime, tutte con lo stesso valore di .
Da qui il metodo, che ormai è solo una conseguenza. Il teorema fa una cosa enorme: riduce una ricerca fra infiniti punti al confronto fra pochi numeri.
- Traduci: scegli le due incognite, scrivi i vincoli e la funzione obiettivo, senza dimenticare i vincoli di realtà e .
- Disegna le rette dei vincoli e, con il test del punto, i semipiani; evidenzia la regione.
- Trova i vertici risolvendo i sistemi delle coppie di rette che si incontrano, e scarta le intersezioni che cadono fuori dalla regione: esistono quasi sempre, e non sono scelte ammissibili.
- Calcola in ogni vertice e confronta.
Nessuna derivata, nessun limite: solo sistemi di primo grado e un confronto fra numeri.
Quando la regione è illimitata. Qui il teorema va letto con attenzione, perché l'esistenza dell'ottimo è un'ipotesi, non un regalo: il vertice dice dove cercarlo, non che ci sia. Se la regione si estende senza fine proprio nella direzione in cui cresce, il massimo non esiste: qualunque scelta tu faccia, ce n'è una migliore. Nei problemi di costo minimo con vincoli «almeno» ( e simili) accade esattamente questo: il minimo esiste — i costi sono positivi, quindi allontanandosi dall'origine si spende solo di più — e sta in un vertice, mentre il massimo non c'è. Prima di rispondere, guarda sempre se la regione è chiusa dalla parte in cui stai spingendo la retta.
Un'ultima onestà. Se e contano pezzi, il vertice ottimo può avere coordinate non intere, e arrotondare non garantisce la soluzione migliore fra quelle intere: quel problema si chiama programmazione lineare intera e si affronta con altri strumenti. Nei problemi che incontri i numeri sono scelti perché l'ottimo cada dove ha senso.
Le formule che servono
Un esempio svolto
Esercizio Un laboratorio produce lampade di due modelli, e . Ogni lampada richiede ore di montaggio e ora di verniciatura; ogni lampada richiede ora di montaggio e ora di verniciatura. In una settimana ci sono al massimo ore di montaggio e ore di verniciatura. Il guadagno è di euro per ogni e di euro per ogni . Quante lampade di ciascun modello conviene produrre?
- 1) Traduci. Chiama il numero di lampade e quello di lampade . Le ore di montaggio consumate sono , quelle di verniciatura : 2) Disegna. La retta passa per e ; la retta passa per e . Test del punto con l'origine: e sono entrambe vere, quindi servono i semipiani che contengono . Con e la regione ammissibile è un quadrilatero nel primo quadrante. 3) Trova i vertici. - con : il vertice . - con : il vertice . Attenzione: l'altra intersezione con l'asse , cioè , non è ammissibile perché ; si scarta. - con : il vertice . Il punto si scarta perché . - Le due rette fra loro: da , sottraendo membro a membro, , e allora : il vertice . 4) Calcola nei vertici. - - - -
Risultato 5) Concludi. Il guadagno massimo è euro e si ottiene producendo lampade e lampade . Controllo dei vincoli: montaggio ore, verniciatura ore. L'ottimo consuma per intero entrambe le risorse, ed è quello che ci si aspetta da un vertice in cui due vincoli sono attivi contemporaneamente. Controprova con le rette di livello: ha coefficiente angolare , compreso fra (pendenza del vincolo di montaggio) e (pendenza di quello di verniciatura), quindi l'ultima retta di livello tocca la regione in un solo punto — il vertice — e non lungo un intero lato.
Nell’app l’esempio lo svolgi tu: il tutor controlla ogni passo e, se sbagli, ti dice dove.
Gli errori tipici
- Decidere il semipiano dal simbolo invece che con il test del punto: « sta sopra» funziona solo dopo aver isolato con coefficiente positivo, e se per isolarlo hai moltiplicato per un numero negativo il verso si è rovesciato.
- Moltiplicare entrambi i membri per il denominatore (o per ) come si fa nelle equazioni: il segno di quell'espressione è ignoto, quindi non sai se il verso resta o si rovescia. La mossa sempre lecita è portare tutto a un membro e studiare il segno.
- Moltiplicare in croce (o moltiplicare i due membri per il denominatore) senza conoscerne il segno: se il denominatore è negativo il verso si inverte, e tu non sai quando lo è. Porta sempre tutto a un membro e riduci a una sola frazione.
- Elevare al quadrato subito, senza condizioni. Il quadrato cancella il segno del secondo membro: da quel momento in poi il metodo non distingue più i casi, e la risposta è un intervallo dall'aspetto innocente ma sbagliato.
- Scrivere come una doppia disuguaglianza, tipo : non esiste alcun numero fatto così. Il «maggiore» dà due semirette separate, quindi un'unione, e va scritto con «oppure».
- Calcolare in tutte le intersezioni fra le rette dei vincoli: parecchie cadono fuori dalla regione e non sono scelte ammissibili. Contano solo i vertici della regione, non tutti i punti d'incontro delle rette.
- Elevare al quadrato senza prima verificare che entrambi i membri siano non negativi: non conserva l'ordine sui negativi, e il passaggio può creare soluzioni che non c'erano o perderne di buone.
- Includere uno zero del denominatore perché il simbolo è o : lì la frazione non esiste, quindi quel punto è escluso sempre. Nella tabella segnalo con la barra verticale, non con il pallino pieno.
Come lo insegna Atlante
Nell’app la teoria di disequazioni avanzate è divisa in 5 sezioni, con un grafico interattivo da muovere. Ogni passaggio si può chiedere al tutor, che spiega il perché prima del come.
- Programmazione lineare: il meglio dentro i vincoliQuando i vincoli sono disequazioni di primo grado, le scelte possibili formano una regione del piano e il meglio di , quando esiste, si trova sempre in un vertice: un problema di massimo che sai risolvere fino in fondo senza derivate.
- Perché una disequazione non è un'equazioneHai già risolto disequazioni di primo e di secondo grado, e ti sei già scontrato con il verso che si rovescia. Qui non ripetiamo quei calcoli: ci fermiamo un momento a chiederci perché una disequazione si comporti in modo così diverso da un'equazione, visto che le due scritture si somigliano tanto. La risposta a questa domanda è la chiave di tutto quello che viene dopo — fratte, irrazionali, moduli, grado superiore — e spiega perché in quarta e in quinta continuerai a incontrare disequazioni anche quando starai studiando tutt'altro.
- Prodotti e frazioni: la tabella dei segniSai già dire dove sta sopra l'asse una retta e dove ci sta una parabola. Ma appena il testo diventa non hai una curva sola da guardare: hai tre pezzi che si combinano, e ciascuno cambia segno in un punto diverso. Serve un metodo che li faccia parlare uno alla volta e poi li rimetta insieme senza perdere il filo. Quel metodo è la tabella dei segni.
- Disequazioni irrazionali: i due casiHai una disequazione con l'incognita sotto radice e l'istinto dice: elevo al quadrato e via. Prova con : elevando ottieni , e per strada hai già perso , dove è palesemente vera. Nell'equazione un passaggio spericolato lo potevi rimediare alla fine, verificando i due o tre numeri trovati; qui le soluzioni sono infinite e nessuno le controlla a una a una. Le condizioni vanno messe prima di elevare, e cambiano a seconda del verso.
- Valore assoluto e sistemi di disequazioniIl dominio di una funzione come , oppure la scritta che incontrerai nella definizione di limite, non si affrontano con una regoletta imparata a memoria — tanto più che le due regolette del modulo sono l'una il rovescio dell'altra e si scambiano volentieri. Il valore assoluto ha un significato preciso, ed è una distanza: da quel significato le regole si ricavano in due righe ogni volta che servono. Lo stesso vale per i sistemi, dove tutto si decide su una parola sola: «insieme».
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