Matematica · 4ª superiore

Numeri complessi: come si fa, formule ed esempio svolto

Qui trovi la spiegazione, le formule che servono e un esempio svolto. Quando hai capito, fai un esercizio vero con il tutor di Atlante: ti fa la domanda giusta finché ci arrivi tu, e se sbagli ti dice dove, non cosa scrivere.

Fai un esercizio di numeri complessi con il tutor Gratis, senza registrarti. Il tutor non ti dà la risposta: ti ci porta.

Da dove si parte

Perché nascono i numeri complessi

Per capire i numeri complessi non bisogna partire dalle formule, ma da un imbarazzo che la matematica si porta dietro da secoli: alcune equazioni semplicissime non hanno soluzioni. La domanda vera non è «come si calcola», ma «perché abbiamo avuto bisogno di inventare numeri nuovi».

Pensiamo all'equazione più innocua che si possa immaginare: x2=−1x^2 = -1. Tra i numeri reali non c'è alcuna soluzione, e il motivo è profondo, non casuale. Il quadrato di un numero reale è sempre ≥0\ge 0: positivo per positivo, positivo per negativo, e nullo solo per zero. Quindi nessun numero reale, elevato al quadrato, potrà mai restituire un valore negativo.

Per molto tempo questa è stata considerata semplicemente la fine del discorso: «non esiste, punto». Ma c'è un atteggiamento più produttivo, ed è quello che la matematica ha scelto. Invece di dire «non esiste», ci si chiede: e se esistesse? Cosa succederebbe se inventassimo un nuovo numero, il cui quadrato vale −1-1?

Questo numero nuovo lo chiamiamo unità immaginaria e lo indichiamo con la lettera ii. La sua unica regola fondante è i2=−1.i^2 = -1. Il nome «immaginaria» è storico e un po' fuorviante: ii non è meno reale di 2\sqrt{2} o di π\pi. È semplicemente un numero che vive fuori dalla retta dei reali, e questo è il punto chiave da cui tutto il resto discende.

Una piccola ma importante precisazione di linguaggio. Capita di sentir dire che ii è «la radice di −1-1»: è un modo di parlare comodo e intuitivo, e in questo testo lo useremo a volte in senso discorsivo, per dire «il numero che, al quadrato, fa −1-1». Attenzione però: questa è una frase, non una notazione. Non si deve mai scrivere −1=i\sqrt{-1}=i trattando  \sqrt{\ } come la radice quadrata dei reali, perché le regole di quella radice (in particolare a b=ab\sqrt{a}\,\sqrt{b}=\sqrt{ab}) non valgono sui numeri negativi e portano a contraddizioni. La definizione solida, da tenere come unica bussola, resta i2=−1i^2=-1.

Una volta accettato ii, possiamo costruire numeri della forma z=a+bi,z = a + bi, dove aa e bb sono numeri reali ordinari. Chiamiamo aa la parte reale e bb la parte immaginaria (attenzione: la parte immaginaria è bb, il numero reale, non bibi). Un numero così fatto si dice numero complesso, e l'insieme di tutti questi numeri si indica con C\mathbb{C}.

La cosa elegante è che i numeri reali non vengono buttati via: sono i complessi con parte immaginaria nulla, cioè della forma a+0i=aa + 0i = a. Quindi R\mathbb{R} è contenuto dentro C\mathbb{C}, come un caso particolare. Non abbiamo distrutto nulla: abbiamo ampliato il mondo dei numeri, esattamente come un tempo si era ampliato dai naturali agli interi (per poter fare 3−53-5) e dagli interi ai razionali (per poter fare 1÷31 \div 3).

Il vero guadagno, che si scoprirà più avanti, è che in C\mathbb{C} ogni equazione polinomiale ha tutte le soluzioni che il suo grado promette. Non ci saranno più equazioni «senza soluzione»: questo è il senso ultimo, il perché dell'intera costruzione.

Le formule che servono

Unità immaginaria
i2=−1⟹i=−1i^2 = -1 \quad\Longrightarrow\quad i = \sqrt{-1}
Forma algebrica
z=a+ib,a=Re⁡(z), b=Im⁡(z)z = a + ib, \qquad a = \operatorname{Re}(z),\ b = \operatorname{Im}(z)
Coniugato
zˉ=a−ib\bar{z} = a - ib
Modulo
∣z∣=a2+b2,z zˉ=∣z∣2|z| = \sqrt{a^2 + b^2}, \qquad z\,\bar{z} = |z|^2
Reciproco
1z=zˉ∣z∣2=a−iba2+b2\frac{1}{z} = \frac{\bar{z}}{|z|^2} = \frac{a - ib}{a^2 + b^2}
Forma trigonometrica
z=ρ (cos⁡θ+isin⁡θ),ρ=∣z∣, tan⁡θ=baz = \rho\,(\cos\theta + i\sin\theta), \qquad \rho = |z|,\ \tan\theta = \frac{b}{a}
Prodotto e quoziente (trig.)
z1z2=ρ1ρ2[cos⁡(θ1+θ2)+isin⁡(θ1+θ2)]z_1 z_2 = \rho_1\rho_2\big[\cos(\theta_1+\theta_2) + i\sin(\theta_1+\theta_2)\big]
Formula di De Moivre
zn=ρn (cos⁡nθ+isin⁡nθ)z^n = \rho^n\,(\cos n\theta + i\sin n\theta)
Radici n-esime
zk=ρn(cos⁡θ+2kπn+isin⁡θ+2kπn), k=0,…,n−1z_k = \sqrt[n]{\rho}\left(\cos\frac{\theta + 2k\pi}{n} + i\sin\frac{\theta + 2k\pi}{n}\right),\ k=0,\dots,n-1
Formula di Eulero
eiθ=cos⁡θ+isin⁡θe^{i\theta} = \cos\theta + i\sin\theta

Un esempio svolto

Esercizio Dati i numeri complessi z1=3+2iz_1 = 3 + 2i e z2=1−4iz_2 = 1 - 4i, calcola il quoziente z1z2\dfrac{z_1}{z_2} scrivendo il risultato in forma algebrica a+iba + ib.

  1. Moltiplico numeratore e denominatore per il coniugato del denominatore z2ˉ=1+4i\bar{z_2} = 1 + 4i: 3+2i1−4i⋅1+4i1+4i\dfrac{3+2i}{1-4i}\cdot\dfrac{1+4i}{1+4i}.
  2. Sviluppo il numeratore: (3+2i)(1+4i)=3+12i+2i+8i2=3+14i−8=−5+14i(3+2i)(1+4i) = 3 + 12i + 2i + 8i^2 = 3 + 14i - 8 = -5 + 14i (uso i2=−1i^2=-1).
  3. Sviluppo il denominatore: (1−4i)(1+4i)=12−(4i)2=1−16i2=1+16=17(1-4i)(1+4i) = 1^2 - (4i)^2 = 1 - 16i^2 = 1 + 16 = 17.
  4. Divido parte reale e parte immaginaria per 1717: −5+14i17=−517+1417 i\dfrac{-5 + 14i}{17} = -\dfrac{5}{17} + \dfrac{14}{17}\,i.

Risultato z1z2=−517+1417 i≈−0,29+0,82 i\dfrac{z_1}{z_2} = -\dfrac{5}{17} + \dfrac{14}{17}\,i \approx -0{,}29 + 0{,}82\,i

Nell’app l’esempio lo svolgi tu: il tutor controlla ogni passo e, se sbagli, ti dice dove.

Gli errori tipici

  • Confondere la parte immaginaria con bibi: la parte immaginaria di a+bia+bi è il numero reale bb, non bibi.
  • Scambiare gli assi: la parte reale va in orizzontale, l'immaginaria in verticale, mai il contrario.
  • Cercare un significato geometrico semplice del prodotto restando in forma algebrica: il senso (ruota e dilata) si vede solo in forma trigonometrica.
  • Pensare che un numero abbia una sola radice nn-esima: ne ha esattamente nn distinte (se il numero è non nullo).
  • Pensare che «immaginario» significhi «finto» o «non esistente»: ii è un numero a tutti gli effetti, vive solo fuori dalla retta reale.
  • Dedurre l'argomento solo da tan⁡θ=b/a\tan\theta=b/a senza guardare il quadrante: la tangente non distingue zz dal suo opposto, serve guardare i segni di aa e bb.
  • Nel prodotto, moltiplicare gli argomenti invece di sommarli: i moduli si moltiplicano, gli argomenti si sommano.
  • Far variare kk oltre 0,…,n−10,\dots,n-1 credendo di trovare radici nuove: da k=nk=n in poi i punti si ripetono, perché si aggiunge un giro intero.

Come lo insegna Atlante

Nell’app la teoria di numeri complessi è divisa in 4 sezioni, con un grafico interattivo da muovere. Ogni passaggio si può chiedere al tutor, che spiega il perché prima del come.

  1. Perché nascono i numeri complessiNei reali nessun numero ha quadrato −1-1: si introduce l'unità immaginaria ii con i2=−1i^2=-1, e nasce il numero complesso z=a+biz=a+bi.
  2. Il piano di Gauss e le formeFinora z=a+biz=a+bi è solo una scrittura. L'idea geniale, dovuta a Gauss e Argand, è disegnarlo. E nel momento in cui lo disegniamo, i numeri complessi smettono di essere un gioco algebrico e diventano oggetti geometrici con una posizione, una distanza e una direzione.
  3. Operazioni e loro significato geometricoLa vera bellezza dei numeri complessi non è che si possano sommare e moltiplicare — questo lo fanno tutti i numeri — ma che ogni operazione abbia un volto geometrico. Quando capisci cosa fa un'operazione nel piano di Gauss, smetti di calcolare a memoria e cominci a vedere.
  4. De Moivre e radici n-esimeSe moltiplicare somma gli argomenti, allora elevare a potenza non può che moltiplicare l'argomento: è la stessa idea ripetuta. Da questa semplice osservazione nasce la formula di De Moivre, e — rovesciandola — la sorprendente struttura geometrica delle radici di un numero complesso.

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