Matematica · 5ª superiore
Teoremi del calcolo e ottimizzazione: come si fa, formule ed esempio svolto
Qui trovi la spiegazione, le formule che servono e un esempio svolto. Quando hai capito, fai un esercizio vero con il tutor di Atlante: ti fa la domanda giusta finché ci arrivi tu, e se sbagli ti dice dove, non cosa scrivere.
Da dove si parte
Funzioni continue e i loro teoremi
Una funzione è continua in un punto quando il limite coincide con il valore: nessun salto, nessun buco. Da questa idea nascono tre teoremi che non calcolano niente ma garantiscono che qualcosa esista: un massimo, un valore intermedio, uno zero. Qui capisci perché le loro ipotesi non sono un dettaglio.
Continuità in un punto. è continua in se il limite esiste, è finito e coincide con il valore:
L'immagine «si disegna senza staccare la penna» è utile perché cattura l'idea giusta: nessun salto, nessun buco. Non è perfetta: è continua in ogni punto del suo dominio, eppure non si disegna d'un fiato. La continuità è una proprietà punto per punto, non del disegno intero.
Le funzioni elementari (polinomi, razionali, esponenziali, logaritmi, seno, coseno, radici) sono continue ovunque sono definite; somme, prodotti, quozienti e composizioni di funzioni continue restano continue. Per questo, in pratica, la continuità va controllata solo nei punti «sospetti»: dove un denominatore si annulla, dove cambia la definizione a tratti, dove finisce il dominio.
Tre modi di rompersi.
- Prima specie (salto): limite destro e sinistro esistono finiti ma sono diversi. La parte intera in ogni intero : da sinistra tende a , da destra a . Anche per , per salta di in .
- Seconda specie: almeno uno dei due limiti è infinito o non esiste. in (asintoto verticale); in (oscilla senza sosta tra e ).
- Terza specie (eliminabile): il limite esiste finito, ma la funzione lì non è definita o vale altro. in : il limite è ; basta «tappare il buco» ponendo e la funzione diventa continua.
Weierstrass. Se è continua su un intervallo chiuso e limitato , allora ha massimo e minimo assoluti. Perché chiuso? su è continua e limitata, ma non raggiunge mai né né : i candidati sono stati tagliati via. Perché limitato? su cresce per sempre. Perché continua? per e , su : esplode vicino a , nessun massimo. Il teorema è la garanzia che, nei problemi della sezione 3, il massimo che cerchi con la derivata esiste davvero.
Valori intermedi. Una funzione continua su assume ogni valore compreso tra il suo minimo e il suo massimo: non può «scavalcare» una quota senza attraversarla. È la penna che non si stacca, resa rigorosa.
Esistenza degli zeri. Caso particolare: se è continua su e , esiste almeno un con . Per passare da sotto a sopra l'asse devi attraversarlo. Il teorema dice almeno uno, non esattamente uno: per l'unicità serve la monotonia, cioè la derivata di segno costante. E non dice dove: qui entra la bisezione della sezione 4, che dimezza l'intervallo conservando i segni opposti e stringe lo zero quanto vuoi.
Uso tipico: dimostrare che un'equazione ha soluzione senza risolverla. in : , , continua, quindi c'è uno zero; , quindi è unico.
Le formule che servono
Un esempio svolto
Esercizio Una lattina cilindrica chiusa deve contenere 1 litro, cioè . Quali raggio e altezza rendono minima la superficie totale, cioè la latta da usare?
- Variabile e vincolo: raggio e altezza ; il volume è fissato: .
- Funzione obiettivo in una sola variabile: , dominio .
- Derivata: .
- Controllo: prima di e dopo (oppure ): è un minimo; agli estremi per e per , quindi è il minimo assoluto.
- Altezza: : la lattina ottimale è alta quanto il suo diametro.
- Superficie minima: .
Risultato , , .
Nell’app l’esempio lo svolgi tu: il tutor controlla ogni passo e, se sbagli, ti dice dove.
Gli errori tipici
- Credere che «continua» voglia dire «senza staccare la penna». In realtà è continua in tutto il suo dominio: la continuità è per punti.
- Credere che Rolle valga appena . In realtà serve la derivabilità interna: su non ha tangenti orizzontali.
- Credere che basti per il massimo. In realtà il massimo può stare agli estremi del dominio: confronta con e .
- Credere che segni opposti agli estremi diano una sola radice. In realtà possono essercene tre o cinque: l'unicità viene dalla monotonia.
- Credere che il teorema degli zeri garantisca un solo zero. In realtà ne garantisce almeno uno: per l'unicità serve la monotonia.
- Credere che De l'Hôpital valga sempre. In realtà solo per e : su in dà anziché .
- Credere che il problema finisca trovando . In realtà il testo chiede spesso altro (dimensioni, area, tempo): torna alla domanda.
- Credere che Newton converga sempre. In realtà se la tangente è quasi orizzontale e spara lontano: serve un buon .
Come lo insegna Atlante
Nell’app la teoria di teoremi del calcolo e ottimizzazione è divisa in 4 sezioni, con un grafico interattivo da muovere. Ogni passaggio si può chiedere al tutor, che spiega il perché prima del come.
- Funzioni continue e i loro teoremiUna funzione continua non fa salti: per questo su un intervallo chiuso e limitato ha massimo e minimo e non può cambiare segno senza passare per lo zero.
- Rolle, Lagrange, Cauchy e De l'HôpitalRolle e Lagrange non calcolano nulla: dicono che da qualche parte c'è un punto con la tangente «giusta». Da lì discendono fatti che usi ogni giorno senza saperlo: derivata positiva dà crescenza, derivata nulla dà costante, le primitive differiscono per una costante. E De l'Hôpital, con le ipotesi giuste, scioglie le forme 0/0.
- Problemi di massimo e minimoTrovare il massimo di una funzione già scritta è tecnica: derivi, annulli, confronti. Il problema vero comincia prima, quando la funzione non c'è ancora e la devi costruire tu dal testo: scegliere la variabile, scrivere il vincolo, fissare il dominio. È lì che si sbaglia, ed è lì che lavora questa pagina.
- Risoluzione approssimata delle equazioniUn'equazione come o non ha una formula risolutiva utilizzabile: la soluzione esiste, ma nessuna manipolazione algebrica la tira fuori in una forma che si possa usare. Allora si cambia domanda: non «qual è la radice?», ma «come la stringo tra due numeri vicini quanto voglio?». È il passaggio dall'algebra al calcolo numerico.
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